Il Trittico

Il Trittico

L’altare su cui si celebra la S.Messa è simbolo di Cristo sacerdote e vittima; questo è il principale messaggio, cristologico-liturgico, che il B.Angelico si è proposto di realizzare pittoricamente. La forma del trittico, rinforzata dai pilastri laterali, rimanda alla Chiesa terrestre e celeste che celebra la liturgia; i santi inseriti nei pilastri sono le “pietre vive” che costituiscono il Tempio spirituale che è la Chiesa.
Nelle tre cuspidi è raffigurata l’Annunciazione (angelo annunziante, Dio Padre, Vergine annunziata), ovvero l’Incarnazione del Verbo, su iniziativa del Padre il Verbo si fa uomo; e proprio nella sua umanità, come un Bambino, è raffigurato al centro del trittico, un centro anche geometrico, perché in Cristo convergono le linee prospettiche della pavimentazione. L’altra natura del Verbo, quella divina, è significata dagli otto angeli che contornano il Bambino e lo adorano. La Madonna, parimenti, con il suo atteggiamento, esprime le due nature del Cristo: lo tiene sollevato per presentare il Creatore alle creature, gli offre due rose per mostrare un affetto umano al Dio fatto uomo.
Negli scomparti laterali vengono proposti quattro santi, modelli di vita consacrata che i frati devono meditare e imitare. Primo a sinistra è l’apostolo Barnaba, una scelta che si spiega come un segno di gratitudine per il benefattore Barnaba degli Agli, morto nel 1418, che nel testamento aveva disposto 6000 fiorini per il completamento della chiesa e del convento. Il secondo santo è Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine domenicano e titolare della comunità dei frati: convento S.Domenico. Il terzo è S.Tommaso d’Aquino, massimo esempio di “sapiente” domenicano, maestro di teologia, patrono degli studenti, ricorda ai frati l’importanza dello studio nella spiritualità domenicana. L’ultimo è S.Pietro Martire (detto anche “da Verona”), predicatore e inquisitore domenicano che ha professato la fede sino all’effusione del sangue: fu ucciso da un eretico con un colpo che gli spaccò la testa. La Vergine è in una posizione sopraelevata rispetto ai santi, ma – contro le consuetudini – la statura della Vergine non è più grande di quella dei santi.
Di piccole dimensioni i molti santi e angeli che sono dipinti nella predella; tuttavia, trovandosi nel piccolo ambiente del coro, essi rimanevano ben visibili ai frati durante la Messa o la preghiera. Al centro risplende il Cristo glorioso con la bandiera della vittoria, attorno una schiera di oltre 140 angeli, rivolti al Vittorioso, che cantano e suonano ogni sorta di strumenti. I due pannelli laterali – contigui rispetto a quello mediano – recano le immagini di 115 santi, metà da una parte e metà dall’altra, ordinati in tre schiere e capeggiati, a sinistra, dalla Madonna e, a destra, da Adamo; anche i santi, come gli angeli, in atteggiamento di adorazione, sono rivolti a Cristo. Da notare che i personaggi, raffigurati con attributi diversi, sono riconoscibili come appartenenti alle diverse categorie: apostoli, patriarchi, profeti, martiri, papi, vescovi, dottori della Chiesa, fondatori di Ordini, anacoreti, martiri, sante, vergini, monache… e in 52 (!) casi il pittore si è spinto fino a scrivere il nome. Alle estremità della predella si trovano due riquadri con le figure di 37 Beati e Beate dell’Ordine domenicano, suddivisi, appunto, in due gruppi e tre schiere; si tratta di personaggi storici vissuti nei due secoli precedenti, l’ultimo Beato in ordine cronologico, Vincenzo Ferrer, era morto nel 1419, solo dieci anni prima della realizzazione del dipinto. Sopra 30 di queste figure, per facilitarne il riconoscimento, il B.Angelico ha scritto il nome.

Dando un’occhiata all’intera predella, si rimane ammirati di fronte a una liturgia celeste celebrata da 293 personaggi ordinatamente disposti ai lati del Cristo. Ai frati che stavano in coro arrivava chiaro l’invito a imitare la liturgia celeste, in attesa di entrare, loro stessi, nel consesso dei beati che adorano Cristo per l’eternità.

La storia del Trittico

Il trittico andò incontro ad un rapido deterioramento e così fu affidata a Lorenzo di Credi una trasformazione che avrebbe dovuto salvarlo. Nel 1501 furono smontati i pilastri laterali, le cuspidi e le colonnine fra i santi; in alto fu aggiunto un pannello sul quale furono dipinti tre archi a tutto sesto e il ciborio sopra il trono della Madonna, lo sfondo dorato fu sostituito da un paesaggio in prospettiva; in poche parole, il trittico fu trasformato in una pala unitaria. Agli inizi del XIX secolo la predella fu venduta e, dopo alcuni passaggi, nel 1860 finì alla National Gallery di Londra. Diversa la sorte dei santi dipinti nei pilastri laterali: S.Marco e S.Matteo si trovano nel Musée Condé di Chantilly, S.Nicola e S.Michele Arcangelo appartenevano alla collezione Hawkins-Jones di Sheffield, le rimanenti due figure sono andate disperse. Dei tre quadrilobi situati nelle cuspidi, due (Angelo annunziante e Vergine annunziata) appartenevano alla collezione Tucker di Vienna, uno è smarrito.