San Domenico (scheda)

San Domenico
Effige di San Domenico

S.Domenico: "vera effigies" (vero volto).
Nel 1946 alcuni antropologi dell'Università di Bologna, dopo aver studiato lo scheletro conservato nella omonima basilica, hanno realizzato una ricostruzione in gesso della fisionomia di S.Domenico.

SACERDOTE (1172/73- †1121)

A Caleruega, villaggio montano della Vecchia Castiglia, Domenico nacque da Felice di Guzmán e da Giovanna d'Aza. Fanciullo, fu affidato allo zio arciprete perché venisse iniziato alle verità di fede e ai primi elementi del sapere.
A quindici anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Ma, terminati gli studi (1196-1197), il generoso castigliano decide di assecondare la chiamata di Dio al sacerdozio: entra nel Capitolo di Osma dietro l'invito dello stesso priore Diego d'Acebes. E quando Diego, da poco eletto vescovo (1201), deve partire per una delicata missione diplomatica in Danimarca, si sceglie come compagno di viaggio Domenico dal quale non si separerà più.
Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l'Est, costituiscono per Diego e per Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani.
Ma Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell'Albigese da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo di fronte a un avversario implacabile e schiacciante. Pubblici dibattiti, colloqui perso rudi, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza: così fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, lo nomina predicatore della sua diocesi.
Intanto alcuni amici si stringono intorno a Domenico che viene maturando un ardito piano: dare alla Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme a Folco si reca quindi a Roma (1215) e sottopone il suo progetto a Innocenzo III che lo conferma. L'anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l'approvazione ufficiale alla Predicazione di Tolosa. Nell'estate del 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, i primi centri universitari del tempo. Poi con un'attività meravigliosa prodiga tutte le sue energie alla diffusione della sua opera.
Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai due Capitoli Generali destinati a redigere la magna charta ed a precisare gli elementi architettonici dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie. Sfinito dal lavoro apostolico, il 6 agosto 1221 Domenico muore, circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna. Gregorio IX, a lui tanto cordialmente legato, lo canonizzerà il 3 luglio 1234.

La fisionomia spirituale di san Domenico è inconfondibile; egli stesso nei duri anni dell'apostolato albigese si era definito: «praedicationis humilis minister». Alla base della sua vita sta questo preciso programma apostolico: testimoniare amorosamente Dio dinanzi ai fratelli donando loro, nella povertà evangelica la verità.Il suo genio si rivela anzitutto nell'aver armonizzato in una superiore sintesi gli elementi tradizionali tra loro più opposti e apparentemente irriducibili. Tre componenti confluiscono mirabilmente a formare la struttura dell'Ordine: una missione ufficiale della Chiesa - la predicazione, una vita di regolare osservanza - tradizione monastica e canonicale; un'idea propulsiva - l'ideale di povertà evangelica. Ardito e prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l'apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti, il predicatore schivo da ogni retorica, il magnanimo alieno da ombra di grettezza. «Tenero come una mamma, forte come il diamante» (Lacordaire), concilia la soda formazione teologica all'acuto senso pratico. Egli concepisce il primo Ordine canonicale i cui membri faranno della predicazione (intesa come contemplazione ad alta voce) la loro divisa. La sua ricca personalità si rifrangerà inesauribilmente nella fioritura di santi che lungo i secoli ne abbracceranno l'ideale e guarderanno filialmente a lui come al vero uomo di Dio, all'apostolo che - secondo l'impareggiabile elogio fatto da Dio a santa Caterina - «prese l'ufficio del Verbo».

Scheda tratta dal Supplemento alla Liturgia delle Ore secondo il calendario proprio dell'Ordine dei Predicatori e delle Province italiane, Province Domenicane d'Italia 1999