Le Opere d’Arte

Le Opere d'Arte

Il porticato esterno e l’elegante campanile sono opera di Matteo Nigetti (1569-1649). L’interno della chiesa, trasformata radicalmente all’inizio del Seicento, venne decorato dai pittori M. Bonechi, R. Botti, e L. Del Moro (sec. XVIII).Nella volta della navata: San Domenico portato dagli angeli in cielo; sopra il presbiterio: la Vergine in atto di consegnare il Rosario a San Domenico e tramite suo alle genti dei quattro continenti.Prima cappella a sinistra entrando: tavola del Beato Angelico, già trittico dell’altare maggiore, riquadrata con sfondo da Lorenzo di Credi (m. 1537).

Altre due tavole, dipinte dal Beato per la chiesa, non si trovano più nella loro sede: l’Annunziata è stata venduta dai frati nel 1611, l’Incoronata è stata… rubata su ordine di Napoleone (1809).
Seconda cappella: Adorazione dei Magi, tavola di Gian Antonio Sogliani (m. 1542).
Terza cappella: Annunziata di Jacopo Chimenti da Empoli (m. 1640); sulla parete di destra grande Crocifisso ligneo della Scuola dei Sangallo.
Il Presbiterio, opera dell’architetto M. Nigetti, ha per sfondo un solenne tabernacolo ligneo di stile barocco, dietro cui è situato un ampio coro seicentesco con 62 stalli parzialmente di noce.

Scendendo dal presbiterio troviamo la prima cappella a sinistra dedicata a Sant’Antonino, la cui prima cassa di legno è custodita sotto l’altare: il quadro di ignoto autore (sec. XVIII), rappresenta il Santo che, ancora giovanetto, chiede al B. Giovanni Dominici di entrare nell’Ordine domenicano.
La seconda cappella ha al centro una tela di Lorenzo Gelati (m. 1893) che rappresenta la Madonna del Rosario, secondo lo schema tradizionale. Sulla parete, tradizionale Madonna e Santi del Perugino, copia sostitutiva dell’originale, che il Granduca volle nel 1789 agli Uffizi.

A destra, Battesimo di Gesù, pregevole tavola di Lorenzo di Credi.
La terza cappella: sull’altare, Crocifisso ligneo del secolo XIII/XIV, che la Compagnia di San Donato di Scozia trasferì dalla Badia Fiesolananella nuova sede della parrocchia (1778).
Alla parete destra, crocifissione con San Gerolamo, attribuita alla scuola di Andrea del Castagno.
Degni di considerazione anche la Sacrestia in legno (secolo XVII) e, nel presbiterio, i pancali artistici ricavati da mobili fiorentini più antichi.

L’annesso Convento, durante i periodi delle soppressioni, fu spogliato dei suoi beni artistici, e persino di due affreschi del Beato Angelico.
Rimase di lui, fortunosamente, sulla parete centrale dell’antico Capitolo, un assai suggestivo Crocifisso.
Sulla parete contigua, è stata posta, trasferita su pannelli, la Madonna benedicente col Bambino, affresco con relativa sinopia scoperta nel restauro del 1960. Questa pittura si trovava originariamente sopra il portale d’ingresso, prima della costruzione del porticato.